La Maremma è una vasta regione geografica compresa fra Toscana e Lazio, di circa 5 000 km² che si affaccia sul Mar Tirreno e sul Mar Ligure. Oltre a una parte centrale, corrispondente alla provincia di Grosseto fino alle pendici del Monte Amiata e delle Colline Metallifere e fino alla media valle dell’Ombrone (Maremma Grossetana e, nella parte interna, Maremma Senese), comprende la fascia costiera tra Piombino e il Cecina (Maremma Pisana, prov. di Livorno) e si spinge nel Lazio fin verso Civitavecchia. Il territorio è in prevalenza pianeggiante e alluvionale, ma in parte anche collinare.

Erroneamente, spesso viene considerata Maremma soltanto quella grossetana, a causa della maggiore notorietà.

Il toponimo deriva, per alcuni studiosi, dal latino maritima, per altri dal castigliano marisma che significa “palude”.

Dante ne individuava i confini tra Cecina (Livorno) e Tarquinia (Viterbo), già conosciuta come Corneto:

«Non han sì aspri sterpi nè sì folti

Quelle fiere selvagge che n’odio hanno

Tra Cecina e Corneto i luoghi còlti. »

(Dante, Inferno, Canto XIII, vv. 7-9)

Come la cultura dotta di Dante, anche la cultura popolare, attraverso la canzone popolare, ha fatto un ritratto ben diverso della Maremma della malaria, del lavoro stagionale malpagato, degli stenti e delle sofferenze che caratterizzavano la vita in queste terre fino a non molto tempo fa.

Ecco così le strofe di «Maremma amara», cantata lentamente, così come tutto era lento in maremma: lenta o ferma l’acqua con le sue zanzare anofele, il progresso sociale,la lotta contro il brigantaggio, quella contro l’analfabetismo.

«Tutti mi dicon Maremma, Maremma…
Ma a me mi pare una Maremma amara.
L’uccello che ci va perde la penna
Io c’ho perduto una persona cara.
Sia maledetta Maremma Maremma
sia maledetta Maremma e chi l’ama.
Sempre mi trema ‘l cor quando ci vai
Perché ho paura che non torni mai».

(Maremma amara, canzone popolare toscana)

La Maremma è stata per secoli una terra di briganti, sia per ragioni ambientali, sia per la natura di terra di confine fra lo stato granducale e lo stato della chiesa. Domenico Tiburzi fu l’ultimo dei grandi briganti che per molti decenni, alla fine dell’Ottocento signoreggiò i boschi della Maremma. Si tratta di una figura molto popolare ed è l’ultimo dei briganti maremmani ucciso nel 1896. Con la sua morte si può dire che sia finita l’epoca del brigantaggio maremmano, e insieme della Maremma malarica e spopolata.

Vinta la malaria, grazie alla bonifica; vinto il latifondo, con la riforma agraria e l’istituzione dell’Ente Maremma e l’assegnazione delle terre, la Maremma mostra oggi ancora quasi tutta la sua natura di terra aspra, dai forti contrasti, dai colori particolarmente affascinanti.

I butteri ora sono custodi della razza del cavallo maremmano che non serve quasi più a seguire le greggi durante la transumanza, ma viene impiegato per lo sport e per l’ippoterapia nei centri attrezzati e nelle molte strutture agrituristiche sorte nella zona.

Alcuni territori protetti, tra i quali i più importanti sono il Parco Naturale della Maremma e la zona archeologica di Vulci hanno permesso di mantenere pressoché intatto l’ambiente e quindi la flora e la fauna esistenti.